Telecom e la Maginot della rete

10 luglio 2017

L’arena di scontro è la banda larga e la tecnologia mobile 5G.

L’incumbent diretto da Cattaneo è in guerra col governo. Telecom-TIM ha vissuto un periodo d’oro all’epoca della prima telefonia mobile. In quegli anni chi puntava alla convergenza, alla diffusione di nuove tecnologie (il piano Socrate, Stream) perdeva, così avvenne per tentativi di legarsi ai destini dell’IT: il tardivo Videotel o la fiammata caduca del Dect (che oggi sarebbe una rete wifi), e per tutta l’esperienza troppo “ancillare” e “statalista” della grande Finsiel.
Chi resiste oggi sulla frontiera del doppino non ricorda che il successo della TIM di Vito Gamberale passò per la sconfitta dei conservatori del fisso, che non volevano spingere il cellulare prima di aver consumato i vantaggi del filo. In pochi anni Italia ed Europa fecero un salto epocale, le regole asimmetriche garantirono il 40% dell’intera produttività del continente e la concorrenza (anche tra le reti mobili) portò prezzi al consumo decrescenti. L’ADSL fornì poi (l’illusione di una nda) nuova vita alla rete proprietaria rafforzando il vantaggio concorrenziale nel traffico dati e sostenendo il valore del titolo.
Come era prevedibile si affermava intanto un nuovo paradigma delle TLC: aumento di domanda e consumo, soprattutto di dati, andava di pari passo con le diminuzione di revenues a vantaggio degli OTT. La conseguenza fu meno valore creato, meno investimenti, più ristrutturazioni e concentrazione.

La frusta della concorrenza da allora funziona solo per i più dinamici. Non sapendo passare dalla cima di un’onda ad un’altra dell’innovazione la più promettente delle industrie europee s’è rattrappita ed è stata superata da tante. Le nuove startup di internet (Skype, Spotify, Rovio) si sono fatte grandi fuori dal continente, mentre i regolatori continentali hanno amministrato a difesa del consumatore locale, ma solo in difensiva rispetto all’industria delle piattaforme globali. L’illusione che gli incumbent potessero mantenere vantaggi derivati dal monopolio (la proprietà della rete) ha prevalso sull’investimento nell’innovazione ed ha contagiato anche i partner privati. È stata la sindrome dell’incumbent e l’attestazione sulla Maginot della rete a trasformare i capitani coraggiosi in reticenti guardiani di pietra.

Il governo Renzi ha deciso di andare all’attacco sul fronte nuovo della banda larga e ultralarga: incoraggiando tutti con #BUL, il più grande piano di sostegno pubblico della storia d’Europa. Il governo ha provato a convincere l’operatore più importante a contribuire all‘obiettivo comune di avere entro il 2020 l’85% della popolazione con infrastrutture a velocità pari e superiori a 100Mbps, al 100% della popolazione infrastrutture con velocità almeno pari a 30Mbps.
Telecom ha guidato la resistenza conservatrice in vario modo: con l’offensiva scettica dei non-domandisti. Secondo i quali in un paese ancora in ritardo su uso e estensione dell’accesso via ADSL la domanda non c’era. La stessa sindrome del fisso contro mobile. Perchè la gente avrebbe dovuto spendere per un cellulare- si domandavano i monopolisti del fisso- se avevano tutti a casa un telefono e c’erano le cabine? Appena hanno avuto il cellulare ed una rete mobile gli italiani ed il mondo intero hanno saputo che farci. Nonostante i ritardi è la domanda che segna la via: 3G, 4G, 5G, Tv via internet sono una direzione chiara. La prospettiva di internet delle cose e i piani per l’industria 4.0 fanno lo stesso. La risposta posta è sempre stata: la rete è cosa nostra, not with my network. Consultata ufficialmente, Telecom (ormai TIM) ha detto che alle zone bianche del paese non era interessata e bastava rafforzare dove utile le reti esistenti, prevalentemente sue, portando la fibra fino massimo fino alle cabine (FTTC). Ultimo miglio e cliente dovevano restare legati al rame e in gran parte a TIM. Per stringere i concorrenti sul fronte dell’accesso e tenere i clienti anche con offerte “vincolanti”. Poi Enel ha dichiarato che avrebbe lanciato una rete “OpenFiber” (gestita da operatore wholesale only) in fibra, aperta a tutti gli operatori e con una sistema FTTH cioè fino a casa del consumatore. Il governo è andato avanti nelle gare per la banda larga. A gare già avviate, Telecom ha cambiato idea dicendo che a qualcuna intendeva partecipare. Mettendo i piedi nel piatto di tutti i concorrenti: soprattutto per far fallire l’ipotesi Open Fiber, di una rete che porterebbe internet, almeno a 30 mega, anche dove non c’è, a prezzi accessibili a tutti. Un salto secolare ostacolato, secondo OF ed i concorrenti che si sono rivolti all’AGCOM come Telecom, da un atteggiamento scorretto. Ma l’orizzonte di una rete solo wholesale rende più appetibile anche l’ipotesi di rientro di un 4 operatore mobile (forse Iliad di Niels Kiel): le cose si muovono comunque qualunque sia la situazione di governo e dei ricorsi.
TIM ha rifiutato anche la sperimentazione in 5 città scelte dal governo per la tecnologia mobile 5G che posiziona l’Italia all’avanguardia del bouquet di innovazioni necessarie in termini di velocità, portata, molteplicità e qualità delle trasmissioni in radiofrequenza per servizi innovativi e critici e per la cosiddetta industria 4.0.

Per quanto complesso lo scontro sulle nuove infrastrutture ha avuto come sostenitore determinato Matteo Renzi, come attuatore caparbio il Sottosegretario Giacomelli, prosegue in continuità fermissima col governo Gentiloni e conta sull’investimento di Cassa Depositi e Prestiti.

Una parte di questo scontro è politica e regolatoria: il nuovo partner di Telecom (e Mediaset) Bollorè cerca garanzie di libertà italiane per la TV, ma preferisce vantaggi francesi quando si tratta di banda larga e 5G, dove l’Europa ha adottato politiche che prevedono un forte impegno degli Stati. ll conflitto tra innovazione e conservazione, cominciato nell’epoca delle tlc analogiche, è all’ultimo miglio digitale. La linea Maginot del rame potrebbe crollare.

Per la parte regolatoria europea di questo scontro Open Fiber ha scelto un manager (Luigi Gambardella) che conosce bene gli incumbent europei ed ha provato e spingerli oltre le frontiere dell’autodifesa.

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