Settore gioco: opportunità e punto della situazione del settore

15 maggio 2018

Quanto lavoro crea il comparto gioco? Secondo il Focus pubblicato da poco dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio le imprese coinvolte nel settore dei giochi sono circa 6.600 con ben oltre 100.000 occupati. Di questi  il 20 per cento fanno capo alla filiera diretta, mentre il rimanente 80 per cento a quella indiretta (punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole). Inoltre, l’ampliamento del settore in seguito a progressi di tipo tecnologico e legislativo ha portato al raddoppio, tra il 2006 e il 2011 del giro d’affari in tutto l’indotto, che comprende fra gli altri i costruttori di giochi e componenti elettronici, chi si occupa del commercio dei macchinari, i noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall.

Fra le cause dell’espansione del mercato c’è stata sicuramente la diffusione di nuove modalità di gioco (pensiamo alla possibilità di effettuare giocate via internet) così come l’introduzione di sistemi che permettono di giocare su eventi live. In particolare, la diffusione di questa modalità di fruizione ha generato un importante dibattito fra i player del settore a causa dell’esposizione dei giocatori a maggiori rischi di dipendenza. Tale dibattito terminò in giugno dello scorso anno con la Leggi 96/2017 che oltre a prevedere un incremento delle aliquote di imposta, ha stabilito che la riduzione del 35 per cento del numero di nulla osta di esercizio degli apparecchi new slot, prevista nella legge di stabilità per il 2016, dovesse essere resa operativa in due fasi: la prima, ossia la riduzione a 345.000 nulla osta, è stata attuata entro il 31 dicembre 2017; la seconda, ovvero il passaggio a 265.000, è stato regolato con il decreto direttoriale dell’ADM del 30 marzo 2018.

Il settore dei giochi costituisce quindi una fonte importante di gettito fiscale, che nel 2016 ha generato quasi 10 miliardi di euro, corrispondente allo 0,6 per cento del PIL e a oltre il 2 per cento delle entrate tributarie complessive. Al netto delle vincite questi numeri sono cresciuti soprattutto tra il 2006 e il 2010, passando da 6,7 a 8,8 miliardi di euro, grazie appunto alle evoluzioni di cui sopra. Questo fa sì che rispetto ai principali paesi europei, l’Italia mostra un livello di tassazione superiore in tutto l’ultimo decennio, con un gettito più che doppio rispetto a Francia e Regno Unito, e quasi quattro volte quello di Spagna e Germania.

Inoltre va considerato che il gettito è stato soprattutto sostenuto dai continui aumenti del prelievo applicato ai giochi di nuova generazione (AWP e VLT). Un tema importante, sul quale ci si augura che il prossimo governo si interrogherà: insistere con i prelievi in questa fetta del settore espone al rischio di una flessione della raccolta complessiva, che indebolirebbe la stabilità economica di tutto comparto (che deriva da investimenti passati in tempi di condizioni fiscali più convenienti). La domanda di giochi è infatti tendenzialmente elastica al prezzo, senza contare la questione della riduzione dei punti di vendita.

Non va dimenticato infine che la la regolamentazione della tassazione del settore mira soprattutto a tutelare i consumatori e l’interesse collettivo: il gettito permette, fra le altre cose, di internalizzare i costi sociali causati dalle ludopatie e più generalmente associati al gioco d’azzardo. Da una prospettiva comportamentale, invece, e se si prendono a modello le recenti applicazioni delle teorie di “Nudging”,  si è dimostrato che nei casi di dipendenza dal gioco e dal fumo, una maggiore tassazione può influenzare positivamente il processo decisionale degli individui e ridurre i rischi sociali associati.

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