Romeo, domiciliari ma in carcere

5 luglio 2017

Non è il primo caso di detenuto per il quale un giudice dispone i domiciliari, ma che deve restare in carcere perché mancano i braccialetti elettronici.

Alfredo Romeo si fece, ai tempi dell’inchiesta global service 52 giorni a Poggioreale. Il sistema Romeo non era mai esistito ma ci vollero anni per arrivarci. Andarono in galera 7 assessori di Napoli, uno si suicidò, Giorgio Nugnes, la maggioranza distrutta, fu sparso il sale sulla sinistra grazie anche all’impegno, anche di De Magistris.

Romeo si dovette sorbire non solo il processo ma le ambigue attenzioni successive, naufragate nel nulla di assoluzioni totali in ogni grado. Tutte. Grazie anche a questa notorietà nel panorama devastato di Napoli, De Magistris si fece sindaco. L’azienda Romeo gestioni si salvò e continuò a lavorare, Alfredo Romeo arrivò a proporre il governo del territorio congiunto tra pubblico e privato, ma spesso riemergevano spezzoni del primo film senza mai il finale della assoluzione.

Una lunga intervista “sdraiata”, fatta da Marco Travaglio per evitare una condanna per diffamazione, la trovate non su “Il Fatto” (che l’ha pubblicata solo sul cartaceo e poi deindicizzata) ma sul Blog di Alfredo Romeo. Faticosa e parziale risalita dunque dalla gogna mediatica.

Poi due anni fa Alfredo Romeo denuncia a tutte le autorità giudiziarie che all’ospedale Cardarelli, di cui s’è aggiudicato l’appalto, ci sono rischi di infiltrazioni camorristiche. Nessuno interviene. O meglio il giudice Woodcock, forse in base alle indicazioni del sub-comandante Davigo secondo il quale non ci sono innocenti indagati, ma colpevoli che l’hanno fatta franca, indaga, rendendolo intercettabile, proprio Romeo ed i suoi collaboratori affidando l’incarico delle indagini al NOE.

Vengono pescate e rese pubbliche notizie ed intercettazioni e bigliettini che passati ai media coinvolgono: il Romeo, Il padre di Matteo Renzi Tiziano, un certo Russo, il Presidente della Consip, l’AD della Consip Marroni che fa fare una bonifica accusando poi Presidente, un dirigente dei carabinieri ed un sottosegretario di averlo allertato. Tutti indagati sulla base delle intercettazioni e di foglietti in cui ci sono lettere puntate Numeri seguiti da K e sulla base di resoconti non corrispondenti alle intercettazioni (Romeo non ha mai detto di aver visto Tiziano Renzi, nessun intervento dei servizi etc.) PA.

Grande clamore politico contro il Premier. La Procura di Roma toglie l’indagine a Woodcock e i finiscono indagati Carabinieri che hanno pasticciato per falso e depistaggio, poi il PM, la sua compagna giornalista e anche l’estensore del libro dello scandalo, Marco Lillo. Tutto o quasi si ribalta in una specie di “piano Solo” casareccio.

Un dirigente della Consip, Gasparri, sostiene però di aver ricevuto 100.000 euro da Romeo per dargli informazioni sulle gare Consip, dunque l’accusa di corruzione tiene.

PM e Gip sostengono però che si tratta di un sistema di potere corruttivo (tesi che crolla) che condizionava i vertici della Consip (crolla) il governo e le gare. I giudici provano anche a criminalizzare l’intera attività imprenditoriale con tutti i dipendenti chiedendo l’interdittiva (e la paralisi) per la Romeo Gestioni. Anche questa viene però sospesa perché la governance dell’impresa è autonoma e pulita e non ha a che vedere con eventuali crimini.

I giudici chiedono poi il processo immediato, fissando l’udienza a ottobre, così i termini di carcerazione ripartono e l’imprenditore potrebbe restare a Regina Coeli fino ad allora!

Le basi (massacrate dal discredito sulla disinvoltura dell’operato di alcuni inquirenti) su cui si fonda la decisione del tribunale del riesame di tenere in carcere Romeo vengono in Cassazione dalla Difesa. La Cassazione dà ragione alla difesa e chiede al tribunale del riesame di rivedere la sua decisione.

Oggi dopo 130 giorni di detenzione, indagini con tutte le tecnologie disponibili, registratori, inseguimenti, trojan inseriti negli smartphone (solo il voice recognizer di Scafarto non funziona e scambia Bocchino per Romeo), Romeo può uscire dal carcere e ed andare ai domiciliari; anzi potrebbe uscire perché, mentre scriviamo nella giustizia delle meraviglie, nella giustizia riformata e moderna non ci sono i braccialetti elettronici. Non un satellite o un sincrotrone portatile: un pezzo di plastica con un GPS. Discutiamo di intercettazioni, ma della priorità assoluta della libertà personale abbiamo perso ogni traccia, digitale e analogica.

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