Romeo. Ancora. Sistema o teorema?

26 luglio 2017

Nel quadro di quel che si definisce processo mediatico, il giornalista collettivo (che è il contrario di quel che aveva in mente Gramsci per l’intellettuale) fa Cassazione. E’ un fatto grave, ma la radice dei problemi non sta qua ma nel modo in cui funziona la giustizia.

Per questo, come ha lucidamente indicato Massimo Adinolfi su Il Mattino le deliberazioni della Cassazione, quella vera, sul caso Consip – Romeo -Renzi padre, contengono diverse lezioni di diritto.

La più rilevante sta nella parte in cui la corte chiede di capire “di quali contenuti operativi consista ed in quali forme e modalità concrete s’inveri il metodo, o il sistema di gestione dell’attività imprenditoriale da parte del Romeo” , quale sia la fondatezza dell’accusa di un sistema corruttivo che condizionerebbe così tanti attori improbabili. Perché è su quella assunzione e sulla sua gravità che si è basata l’autorizzazione (postuma?) delle intercettazioni a strascico, la carcerazione e la chiamata in causa indiretta del premier.

Di sistematico si ipotizzano oggi, non solo in Cassazione, molte incongruenze. La impropria attribuzione dell’indagine, poi ripresa da Roma; l’ipotesi gravissima di depistaggio da parte di un ufficiale del NOE, di falso; l’ipotesi di concertazione con settori dello Stato estranei all’indagine; quella della rivelazione di segreti d’ufficio, fino all’ipotesi che il Riesame (parte terza) non abbia proprio riesaminato, ma quasi ricopiato, quanto sostenuto dagli inquirenti. Tanti dubbi, confusioni e incoerenze da sembrare questo un metodo e forse solo un sistema.

La Cassazione fa domande secche, ed aspre su punti nodali. Dice Adinolfi che si tratta di una lezione di diritto e di Storia. Anche recente.

Viene in mente il precedente processo, dal 2009 al 2014, contro Alfredo Romeo. Il “sistema Romeo” era fondato su intercettazioni, chiacchiere, posizioni politiche e il coinvolgimento di 7 assessori (Nugnes non è sopravvissuto), di esponenti politici nazionali di ogni parte. Alla fine e in tutti i gradi è stato confermato che Romeo difendeva legittimamente i suoi interessi. Nessun reato. I politici e i dirigenti coinvolti sono stati assolti. La conseguenza politica (anche grazie al fatto che anche allora la politica si auto-accusò) è stata la brillante carriera di uno dei giudici che avevano tenuto ingiustamente in galera Romeo: Luigi De Magistris. Il tribunale aveva accertato già in primo grado che l’accusa era “chimerica”. Cinque anni dopo la Cassazione avrebbe spazzato tutte le accuse e i ricorsi, mettendo una pietra tombale su quella ipotesi. Adesso chiede di sapere prima: spiegate in che cosa consiste questo metodo, questo sistema? Altrimenti è un teorema.

E si torna a bomba: senza “sistemi” non chiariti che poi, in parte o del tutto, si rivelano “teoremi”, il processo mediatico non si potrebbe fare. Ma la giustizia sarebbe più giusta, meno aggrovigliata, più efficace e molto più credibile. Magari Cassazione e CSM ce l’hanno presente.

 

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