Pd, meglio la scissione della palude ma serve più riformismo

16 febbraio 2017

Che cosa sarebbe meglio per il Pd: la “scissione” oppure la “palude”? Se l’alternativa fosse davvero questa, allora la scissione sarebbe preferibile, purché, ovviamente, a provocarla non siano futili motivi ma radicate e non mediabili divergenze sulle scelte strategiche di fondo.

Ad esempio sull’Europa. Che cosa vogliamo che faccia l’Italia? Che difenda l’Euro e incoraggi il cammino dell’Europa sulla via di una sempre più stretta unione economica e politica (linea Draghi) oppure che si ritagli un proprio (inesistente) spazio di manovra? E sul debito pubblico, quale strategia si intende adottare? Quella che attraverso riforme strutturali punta alla crescita della nostra economia e della nostra produttività (in una parola, alla crescita della ricchezza prodotta) oppure quella che privilegia la redistribuzione del poco che creiamo dirottandolo una volta verso i giovani e l’altra verso i pensionati? Anche sulle riforme avviate dal Governo Renzi, dal Jobs Act alla Buona Scuola, dalla PA alla Giustizia, cosa deve proporsi il Pd? Di implementarle per portarle a compimento come vorrebbe la maggioranza, oppure di fare precipitosamente marcia indietro, come chiedono Bersani e Speranza?

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