#openstabilità 68: il Senato approva (ma non finisce qua..)

23 dicembre 2015

Centosessantadue favorevoli, centoventicique contrari. Il Senato approva. Siamo davvero alla fine del nostro viaggio. Dopo tre letture, due mesi di lavoro e novemila emendamenti vagliati, il Parlamento ha approvato il DDL di Stabilità per il 2016, che tra qualche giorno sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventerà Legge dello Stato.

Oggi veramente non so da dove partire, per questa ultima puntata. Sono tante le cose che vorrei dirvi, che rischio di essere prolisso e noioso. Inizio da una parola semplice. Grazie. Innanzitutto ai miei colleghi e ai miei capi, che mi hanno sopportato in questi settanta giorni. A chi mi vuole bene, a casa, che ha seguito gli sbalzi di umore tipici di chi, come me, si appassiona forse un po’ troppo alle cose che fa. Grazie a quelli che freddamente chiamiamo “decisori”. Uomini e donne delle istituzioni che hanno ascoltato pazientemente le nostre argomentazioni in questi settanta lunghi giorni. Membri a vario titolo del Governo, parlamentari con diversi ruoli, funzionari di Stato ed esponenti dei partiti di maggioranza e opposizione, preziosissimi ed insostituibili collaboratori parlamentari.

Ma anche giornalisti e stakeholders, a cui ci siamo rivolti per parlare di tantissime problematiche e che ci hanno dato riscontri, positivi o negativi non importa, nonostante non fossimo esattamente gli unici a cercarli per esporgli le questioni più disparate: dalla fiscalità delle agroenergie al trasporto valori, dalla tutela delle coste alle libere professioni, dalle pensioni di agenti e rappresentati di commercio ai problemi dei call center, dal canone rai ai costi energetici delle aziende, fino alla fiscalità internazionale.

Di questo e di altro abbiamo parlato in questi due mesi, ma non solo. Da prima ancora. Perché la legge di Stabilità, come insegniamo nei corsi della Running Academy, non si fa in Parlamento. In Parlamento si tirano le somme, ci si difende dagli interessi contrari, si segnano gol già fatti. Ma niente nasce solo in questi giorni. Giorni di fatica vera, per noi lobbisti.

Ecco, “fatica” rende meglio il significato che la parola “lavoro” rende solo in parte. Spero, in queste puntate, di aver fatto capire il perché. Perché noi aggiungiamo alla mera “prestazione sinallagmativa”, la passione, il coinvolgimento umano, lo sforzo fisico, l’esaltazione se le cose vanno bene, la sofferenza se invece non vanno come avevamo immaginato. Noi lavoriamo così. Noi a Reti, lavoriamo così. E quando c’è la legge di stabilità si vede di più e si vede meglio.

E spero di essere riuscito, con questo diario, a farlo vedere ancora di più e ancora meglio, cos’è il nostro lavoro, quali difficoltà comporta, quali pregiudizi assurdi sconta (che sofferenza, in questi giorni, sentir chiamare “lobbista” chi mestava e rimestava scandali e minaccette in Vaticano!) e quale qualità e passione, invece, ci sia dietro ogni azione che facciamo, dietro e prima di ogni parola che scriviamo per sostenere, consigliare, raccontare il lavoro e le problematiche che i nostri clienti affrontano ogni giorno nello sforzo che fanno per rendere – in ciascuno dei campi produttivi in cui operano – il nostro un Paese più ricco.

Ai nostri clienti va un grazie bello grosso. Per averci scelto e per averci messo in condizione di lavorare al meglio. Per essersi fidati di noi. E non è facile, in questo viaggio nei processi decisionali nazionali che per molti assomigliano ad una dantesca selva oscura. Grazie a quelli che hanno celebrato con noi una vittoria, grazie a quelli che a fianco a noi hanno vinto solo una battaglia e non la guerra, grazie a quelli per i quali dovremo lavorare ancora per risolvere i problemi che non siamo riusciti ad affrontare oggi. Grazie a chi capisce che è possibile che una sconfitta possa essere capitalizzata meglio di una vittoria e che una vittoria va sempre sorvegliata, perché può essere messa sempre in discussione.

Ah, grazie, ovviamente, a chi mi ha letto. Lo so che ho corso il rischio di essere noioso. Vi ho intasato le bacheche dei social, con l’aiuto dei miei colleghi, ho dato il tormento alle vostre notifiche di Whatsapp e alla tenuta psicologica di Massimiliano e Nicolò, che mi hanno seguito “tecnicamente” in questa avventura. Che vorrei non finisse qua.
Come? Ci penserò in queste vacanze, dove tornerò a disturbarvi con una puntata extra, la vera ultima puntata.

Quella che doveva essere questa qua, ma che non ho saputo scrivere perché mi sono lasciato un po’ trascinare dall’emozione. Sarà una puntata speciale, in cui tireremo un po’ le somme “aritmetiche” di questi giorni. Vedremo un po’ chi ha vinto e chi ha perso, in questo “campionato del mondo” non solo dei lobbisti ma anche dei legislatori. Faremo i conti dei partiti e dei deputati e tireremo fuori qualche insegnamento per il futuro.

Potrò scriverla grazie al lavoro di Laura, che da ieri è entrata a far parte, a tutele crescenti, della famiglia di Reti. Che nonostante il mal di stomaco ha completato un bel report sui “numeri” del percorso parlamentare. Non vi anticipo niente e vi faccio riposare per qualche giorno. Intanto godiamoci il meritato riposo.

Strano, no? Ora che “la Stabilità”, nel senso della legge, è finita, per noi quella con la esse minuscola, comincia. Ma ci siamo abituati, a vivere un po’ al contrario: come il calzolaio che va in giro con le scarpe sfondate, noi siamo quelli che passano la vita a scrivere leggi per gli altri e non riescono a scriverla per loro stessi. Non chiediamola a Babbo Natale. A Natale pensiamo ad altro, ma l’anno prossimo speriamo sia l’anno buono, anche per noi. Auguri.

@AIannamorelli

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