#openbilancio 48: Je suis il signor Bonaventura

6 dicembre 2016

Qui finisce l’avventura del signor Bonaventura. Che nel caso di specie sarei io. Per chi mi ha seguito solo quest’anno l’emozione non è stata granchè.

Era la legge di Bilancio più strana della storia quando il percorso è iniziato. Finisce allo stesso modo, all’altezza del blasone iniziale. Il testo viene approvato al Senato nella versione in cui è pervenuto dalla Camera. Nessuna modifica e, nemesi storica, anticipazione di quel bicameralismo asimmetrico che in Italia non vedremo mai. Sono molti i senatori che masticano amaro.
Da anni ormai era Palazzo Madama la “camera Regina”, soprattutto per la precarietà delle sue maggioranze. Inoltre i suoi funzionari migliori, le sue dimensioni ridotte, l’esperienza dei suoi membri garantivano a quella sede istituzionale di essere la privilegiata per le “operazioni politiche” che contavano davvero. Proprio nel giorno della sua resurrezione il Senato paga dazio. E con lui io e molti colleghi, che eravamo pronti a dar battaglia a suon di emendamenti e position paper per correggere, inserire, togliere o difendere, rispetto al testo approvato dai deputati. E invece niente.

Stamattina ho varcato l’ingresso di via degli Staderari, quello in cui io e Caterina, in questi anni (se volete andatevi a leggere #openstabilità) siamo diventati parte dell’arredamento. Tra i gruppi parlamentari e la bouvette, ho cercato di capire se c’era la possibilità, in extremis, di risolvere qualcosa delle questioni pendenti. Niente.

Domani fiducia e testo definitivamente in Gazzetta. L’unica cosa che mi è riuscita è avere un chiarimento sull’interpretazione di una norma uscita “equivoca” dalla Camera. Sembra tutto ok. Comunque un gran peccato. Perché la sessione di bilancio al Senato è divertente. L’atmosfera più confidenziale, il lavoro più agevole, i meccanismi più trasparenti e immediati. Le dimensioni contano e una camera piccola è più a portata di mano.

Peccato anche perchè fare questo diario mi diverte. E invece finisce qua. Magari domani e domani scriverò ancora. Ma la storia di questa Legge di Bilancio, del merito del provvedimento, del come ci lavoriamo, finisce anche lei, sotto i colpi, incolpevoli, del precipitare della situazione politica. Che è anche questo un insegnamento sul nostro lavoro. Mai dare nulla per scontato. Perchè può sempre caderti il governo a un passo dal traguardo.

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