#openbilancio 46: preparo spiegazioni per scaramanzia

4 Dicembre 2016

Ieri sera ho visto per la prima volta “Suburra”.

Avevo mancato l’appuntamento, dopo il commento alla pellicola di Ciro: “populista e grillino, non ti perdi niente”. E invece a me è piaciuto. Innanzitutto perché ne farò vedere una scena nella prossima lezione del corso di Running Academy “Lobby, Comunicazione e Politica”.

Aiuta a capire bene la differenza tra lobbista e faccendiere. Ma soprattutto mi è stato utile perché mi ha ricordato i giorni della caduta del Governo Berlusconi. Non per il merito: politicamente ricordavo tutto e bene. La coincidenza dei tempi con la legge di stabilità (come allora si chiamava la legge di bilancio), mi ha invece dato ispirazione per andare a controllare cosa succede, nella storia recente italiana, quando un governo cade in questo periodo. E per “questo periodo” intendo a metà della sessione di Bilancio. Monti cadde più in là.

Torniamo indietro qualche anno per una breve cronologia.
La legge di stabilità 2012 iniziava il suo percorso il 20 Ottobre di quell’anno a palazzo Madama. Il 4 Novembre scadeva il termine emendamenti, il cui esame iniziava subito dopo. L’8 Novembre, dopo che il Governo ottiene l’approvazione con soli 308 voti favorevoli (che non sono la maggioranza relativa e non assoluta), Berlusconi sale al Quirinale. Il comunicato ufficiale dice che:
egli [Berlusconi] ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l’urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l’approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea. Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito (…). Il giorno dopo, il 9 Novembre, il Governo -dopo che i lavori della Commissione Bilancio si sono bloccati, di fatto, dopo il comunicato del Quirinale- deposita un maxiemendamento (con 25 articoli aggiuntivi) alla manovra. Sono le 18,30. Il termine per i subemendamenti viene fissato a due ore dopo. La Commissione procede quindi in seduta notturna fino alle 22.30. Si riprende il giorno dopo, alle 9.50. La commissione lavora tutto il giorno licenziando il testo intorno alle 20 del 10 Novembre. L’aula confermerà il voto il giorno dopo, l’11, e lo trasmetterà alla Camera. Che lo approverà in un giorno. il 12 Novembre. La V Bilancio vota intorno alle 11, l’aula alle 18. Alle 20 Berlusconi torna al Quirinale dove consegna le dimissioni. Quattro giorni dalla determinazione di dimettersi, quattro giorni per chiudere la sessione di bilancio.

Potrebbe essere uno scenario che si ripeterà se stasera i “No” saranno più dei “Si”. Ma questo non significherebbe che l’attuale testo della manovra economico-finanziaria sia “blindato”. Anche se si innesca un meccanismo di questo tipo, come possiamo vedere dalla sequenza storica, spazi di correzione ci sono. E sono strettissimi. Nelle mani del Governo, che prepara il maxiemendamento che sostituirebbe anche in questo caso integralmente il testo approvato alla Camera, e dei Capigruppo di Palazzo Madama che avrebbero comunque qualche ora di tempo per concentrare poche, pochissime, proposte di modifica. Neanche il tempo di iniziare il lavoro al Senato, per noi, che tutto sarebbe già finito per il 10 Dicembre. Io, che tifo Sì, non posso che prepararmi operativamente alla vittoria del NO che, per la mia professione, significherebbe da un lato mantenere il comodo, efficiente e trasparente Senato così com’è ma dall’altro strozzare il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi. Si tratterà di selezionare, in quel caso, una o al massimo due cose da poter far entrare in extremis nel testo partorito in fretta e furia. Ma quali? Certamente quelle che sappiamo che non incontrano la contrarietà del Governo e per le quali, probabilmente, non c’è altra chance di intervenire in seguito. Argomenti rimandabili ad altri momenti ci sono ed è bene che i clienti siano avvisati da subito. Prima che ce lo facciano notare i decisori politici, meglio portarsi avanti e spiegare.

Così, come i giornalisti che preparano i coccodrilli, io inganno il tempo che ci separa dal risultato del referendum costituzionale, preparando spiegazioni. Al massimo diventeranno materiale da incorniciare ed appendere nell’ufficio bis di Reti, in via di Pietra 70.

@AIannamorelli

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