Avv. Venerando Monello: “Il M5S non ha regole interne, tutto viene deciso senza discutere”

24 maggio 2016

Lo scorso febbraio, l’Avv. Venerando Monello ha deciso di impugnare davanti al Tar del Lazio la presentazione delle candidature di tutti coloro che avrebbero accettato il decalogo del M5S per le elezioni amministrative di Roma. Non tanto per escludere dalla competizione democratica i candidati dei cinque stelle, quanto per costringere la società di capitali Casaleggio e associati a desistere dal far sottoscrivere ai futuri amministratori di Roma un contratto illegale che li avrebbe imprigionati politicamente. In particolare, sotto accusa era la possibilità della società di addebitare ai candidati una penale di almeno 150mila euro. Insomma, una questione che riguarda non solo il Movimento, ma tutti, poiché secondo l’Avv. Monello soffoca alla radice la libertà di pensiero, di azione politica e di rappresentanza.

Lei ha un bel coraggio. Quando le è venuto in mente di presentare questo ricorso?
Subito dopo aver letto il contratto. Sobbalzai dalla sedia tanto sono abnormi le violazioni che contiene. A febbraio diedi la notizia che avrei presentato ricorso. La diedi con un articolo pubblicato su TheFrontpage, poi rilanciato, il giorno seguente, da una mia intervista pubblicata su L’Unità. La Raggi non era ancora stata designata quale candidata del M5S. A dire il vero, mi meraviglia chi si meraviglia che io l’abbia fatto davvero. Mi sembra di essere come quel bambino che, nel racconto di Andersen, grida: “il re è nudo”.

Ma ci crede veramente e non le sembra tardi?
Se non credessi che il diritto è il rimedio alle controversie, dovrei cambiare mestiere. Sono convinto che avremo un provvedimento prima del 5 giugno. Auspico che il tribunale entri nel merito: faccia subito chiarezza sul fatto se questo contratto si può fare o no. Faccia questo servizio di certezza del diritto al Paese. Non se ne lavi le mani con dubbie questioni di rito: se ne ricorderanno tutti.

Lei è del PD pensa di favorirlo così?
Il PD non c’entra per nulla, non posso però negare la mia iscrizione. È al contrario, il mio senso civico di cittadino e quello giuridico di avvocato che mi spingono a fare ciò che non è sempre comprensibile per il cittadino comune. A provare a far capire ai cittadini romani, ma anche e soprattutto aprendo gli occhi ai candidati cinque stelle, che un Sindaco, gestito dietro le quinte dai fili di persone che non hanno alcuna carica ufficiale, ma che seguono interessi privati al posto di quelli della res pubblica, non è un sindaco eletto democraticamente assomigliando più ad un sindaco di regimi dittatoriali. Il mio vero obiettivo è che la Raggi, insieme a Grillo e alla Casaleggio e associati s.r.l., risolvano formalmente e volontariamente quel contratto contra legem.

Voglio semplicemente che il futuro sindaco di Roma, chiunque esso sia, possa adottare nella pienezza delle sue prerogative, e dei suoi diritti e doveri, gli atti che riterrà opportuni e necessari per amministrare questa città – che vorrei ricordare è la Capitale d’Italia -, senza dover essere costretto a prendere continuamente ordini da Genova e da Milano. Da un comico (così si definisce) e da una opaca società di capitali (violando ancora un articolo della Costituzione: il 97).

Desidero solo contribuire a rendere liberi i candidati dei cinque stelle. Far sì che possono avere la stessa agibilità politica che hanno gli altri candidati degli altri schieramenti. Che siano liberi da vincoli di mandati per poter esercitare quella partecipazione senza quegli ostacoli che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica”, come l’art. 3 secondo comma della Costituzione italiana (che mi risulta essere ancora vigente) stabilisce. Questa è una azione che vale per tutti, è un problema di democrazia. Nel momento in cui un partito autolimita la propria libertà diventa un problema per tutta la comunità. Citando il giurista tedesco Jhering: “chi lotta per un suo diritto lotta anche per i diritti degli altri”.

Non crede che una decisione altererebbe il corso della competizione?
La Raggi è avvocato, quindi non poteva non sapere che firmando quel contratto avrebbe rischiato l’esclusione dalla competizione elettorale. Alla fine ho semplicemente chiesto al Tribunale un provvedimento conforme ciò che i cinque stelle chiedono da anni: legalità, trasparenza, buona amministrazione.

Voglio ricordare che il mandato imperativo vietato da tutte le costituzioni democratiche (in Italia dall’art. 67 Cost.) è un retaggio remoto di un epoca pre-rivoluzione francese in cui esistevano sovrani assoluti ed il popolo non aveva alcuna possibilità di partecipare alla gestione ove si riteneva prevalentemente che rex facit legem.

Come si può far finta di non vedere che la sanzione quantifica in “almeno Euro 150.000” a titolo di danni all’immagine in favore del movimento, ovvero del suo proprietario: Beppe Grillo, non tendi di aggirare il divieto di vincolo di mandato imperativo antico all’art. 67 della Costituzione? Tutto al solo fine di poter scegliere una classe dirigente ciecamente obbediente e senza alcuna agibilità politica.

È davvero preoccupato per i 5 stelle o ci marcia avvocato?
Certo che sono preoccupato. Guardi, lo sarebbe chiunque mettesse in fila semplicemente i fatti: il movimento 5 stelle non ha regole interne che disciplinano la vita endoassociativa dei suoi iscritti. Tutto viene deciso senza alcuna discussione reale. Persino il metodo con cui Grillo e la Casaleggio associati s.r.l. decidono arbitrariamente – talvolta anche persino in modo contraddittorio – chi espellere e quando è altalenante. Si è passati dal voto della rete  per decidere l’espulsione (voto non certificato da soggetti terzi), alle email anonime dello staff di Grillo. Dall’espulsione immediata semplicemente perché aver fatto una intervista, alla sospensione nel caso Pizzarotti. No dico la sospensione? Che non è prevista da nessun regola. Le regole le fanno e le cambiano man mano che serve. In commissione alla Camera sono contrari a che la nuova legge che disciplini i partiti politici non contenga l’obbligo di democrazia e trasparenza interna. E secondo lei non dovrei essere preoccupato? Soprattutto adesso, dopo quest’ultima follia che mette nero su bianco che gli eletti nel movimento sono eterodiretti di Grillo e dalla Casaleggio associati s.r.l.? Davvero dovremmo aspettare che questo meraviglioso movimento nato dal basso si trasformi in una forza antidemocratica una volta che riuscisse a prendere realmente il potere? Davvero possiamo credere a tutto ciò che dichiarano in merito alle libertà, alla giustizia, alla trasparenza, alla correttezza se poi in concreto fanno sottoscrivere ai propri candidati contrati illiberali, ingiusti, opachi, scorretti (“Video bona proboque, deteriora sequor” – Ovidio Metamorfosi).

Mi creda, proprio non ce la faccio a girarmi dall’altra parte e far finta di nulla.

Che giudizio  professionale da della scelta dell’avvocato Virginia Raggi?
Sul giudizio professionale: no comment. Non la conosco. Ritengo, però, che ridicoli siano coloro che anziché rispondere nel merito provano solo a screditare chi non la pensi come loro. Ridicoli sono coloro che fuggono, quelli che si sottraggono al confronto nel merito delle questioni. Qui è in gioco la tenuta democratica, lo stato di diritto, davvero l’avvocato Raggi non lo capisce? Chissà che non l’aiuti la lettura del ricorso.

Un commento su “Avv. Venerando Monello: “Il M5S non ha regole interne, tutto viene deciso senza discutere”
  1. Angelo ha detto:

    Ottimo articolo

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