Lobby: Ma perché Di Maio deve giustificarsi?

21 luglio 2016

Non c’è nulla di male nel fatto che Luigi Di Maio abbia partecipato ad una iniziativa organizzata dal centro studi di una importante società di lobbying. Anzi, era ora. La democrazia non può essere completa se tutti gli attori che si contendono la leadership non riconoscono il ruolo dei soggetti che rappresentano presso i decisori pubblici gli interessi e le istanze delle imprese, delle associazioni di categoria tra cui anche -direttamente o indirettamente- quelle dei malati.

Faccio questo riferimento perchè Di Maio ha chiosato, a propostio del mondo della lobby con una frase alquanto ovvia: ci sono i lobbisti degli inceneritori e quelli dei malati di cancro. Vero. Ci sono. Lobbisti diretti o indiretti che rappresentano interessi dei gestori del comparto rifiuti e lobbisti, diretti o indiretti, che rappresentano interessi delle associazioni dei pazienti. Associazioni che si muovono per chiedere che un nuovo farmaco venga registrato, che una linea di ricerca scientifica venga privilegiata rispetto ad un’altra, che una determinata terapia entri nei LEA, che per talune terapie si stanzino fondi straordinari.
E’ la mia esperienza diretta, fatta da entrambi i lati della barricata. Quando ero al Ministero della Salute, come capo della Segreteria del Sottosegretario di Stato sono stato sollecitato decine e decine di volte su tematiche legate all’attività del Ministero sia amministrative che legislative dalle associazioni dei pazienti e dai loro rappresentanti. Molti si presentavano come avvocati, ma facevano lobby. Premevano per l’adozione di provvedimenti, consegnavano position paper, esponevano motivazioni, attivavano pressioni di terze parti. Quello che faccio io ora.
Quindi non c’è proprio niente di cui scandalizzarsi, come ha fatto Alessia Morani. Ribadendo che è “inorridita” da queste parole. Evidentemente perché ritiene orribile la parola “Lobby” e perché gli fanno ” #schifo ” i parlamentari che incontrano i lobbisti. Certamente le faranno anche ” #schifo ” quelli del suo partito che ci incontrano e che partecipano alle iniziative pubbliche e private che promuoviamo. Insieme a loro, io, personalmente, ho risolto molti problemi di molte imprese e associazioni. Problemi che si ripercuotevano sui cittadini. A volte otteniamo ragione, infatti, altre no. Che poi credo fosse esattamente quello che Di Maio voleva dire. Non voleva e non doveva giustificarsi, ma esprimeva appunto una ovvietà: il lobbista porta un interesse e delle motivazioni a sostegno. Poi siamo noi a decidere se quell’interesse merita di essere preso in considerazione, se la soluzione al problema che il lobbista propone è quella da sostenere, se la battaglia che ci viene proposta è quella che poi faremo. Un principio sacrosanto: libera lobby in libero giudizio dei decisori. Altro che “gaffe” come la definisce l’Huffington Post in un pezzo che nessuno ha il coraggio di firmare.
La presenza di lobbisti trasparenti e ufficiali è una delle certificazioni del fatto che uno stato è democratico. Non conosco società di lobby che operano nel Daesh, ad esempio. E il fatto che oggi tutti e tre gli schieramenti che sono ai banchi di partenza per le prossime elezioni politiche abbiano metabolizzato l’idea che “lobbista” non è un insulto e che gli interessi rappresentati vanno sempre, e liberamente, giudicati nel merito, dovrebbe farci sentire tutti più al sicuro. O forse c’è chi preferiva quando il Movimento Cinque Stelle mandava i suoi parlamentari a riprendere di nascosto i nostri colleghi con lo smartphone per esporli al pubblico ludibrio?
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1 Pings/Trackbacks per "Lobby: Ma perché Di Maio deve giustificarsi?"
  1. […] dei malati l’unica cosa giusta da dire era “Sì, è vero, certo che sono una lobby, perché lobby non è una brutta parola, e siamo lieti che finalmente l’abbiate capito anche voi”; e sugli indagati l’unica cosa […]

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