Indignados per De Luca

10 agosto 2017
Gli indignados contro Piero De Luca fanno ridere i polli.
Mentre una specie di assessore a Napoli fraternizza con la dittatura di Maduro, sulla prima pagina della cronaca locale e nei “social-cosi” si parla di una Dinasty. Scarsa cultura televisiva. Là c’erano in ballo i soldi, il sesso ed il potere che ne derivava, ma di che stiamo parlando? Ho conosciuto in passato dirigenti comunisti (come Vincenzo De Luca) che non  erano entusiasti di sentir che “i loro figli…” entravano in politica. Da figli, noi facevamo come ci pareva. I tempi sono cambiati? Vi riferite alla Rai e ai giornali, immagino. No? Alla segreteria regionale del PD della Campania? Suvvia!
I tempi, poi, mica sono cambiati per tutti: uno come Vincenzo De Luca porta come medaglie le accuse da cui lo hanno prosciolto tutti i tribunali. Tutti, meno quelli mediatici. Non mi sembra uno che ha bisogno di promuovere i figli. Sembra, purtroppo, che qualcuno abbia voglia di una specie di “vendetta trasversale “.
Chi, come Piero De Luca, ha un padre più ingombrante che rassicurante, che deve fare? Imboccare la strada dell’esilio? Senza sentirsi esule la sua formazione e professione l’ha fatta tenendosi per lo più alla larga e costruendosi da solo alla Corte di Giustizia ue. Solo Crozza può immaginare che là sappiano chi è il governatore della Campania. (Tipo: La Corte di Giustizia l’ho inventata io).
Oppure, anche se è vissuto tra politica ed istituzioni, il figlio di qualcuno in politica da anni, se  ha passione e voglia di impegnarsi non lo dovrebbe fare perché è “dinastico”, “sacrifica altri”, dà “un brutto segnale”. Cioè, il giovane De Luca non dovrebbe accettare incarichi per ipocrisia. Lo leggo anche tra facebookari democratici (e giovani che non guasta mai). A parte che la teoria “del segnale” è quella cretinata che ci ha regalato la Raggi, mi viene da dire: ‘sta bella gioventù, questi figli di corrente talentuosi, che rilasciano dichiarazioni divisi tra ex giovani turchi Ante e Dopo Orlando derenzizzato, riformisti del no e del nì e del sì ma imbruttiti, dove erano? Per esempio, al referendum? Piero c’era.
Capisco gli odiatori seriali, i nostalgici in cerca di rivincite, ma i giovani democratici! Proprio vero: le tragedie del PD napoletano (e in parte campano) sono quasi sempre tragedie degli altri.
Dove sono quelli che  meriterebbero più di Piero De Luca questo incarico che francamente a me pare più un onere che un potere? Se ci fossero candidati, li avrebbero proposti o si sarebbero fatti avanti. Qualcuno dice che gli mancherebbe, tra i titoli, aver attaccato i manifesti. Con post e manifesti soltanto si seleziona, al massimo, un gruppo dirigente da 5 stelle. Per scegliere un dirigente dovrebbe contare innanzitutto ciò che ha fatto nella vita. Chi ritiene che “un operaio sì ed un professionista no” non conosce la storia dei partiti. Poi, un dirigente deve avere voglia di impegnarsi, passione e cultura.
Gli operai studiavano e non sono, quasi mai, diventati dirigenti solo perché operai e mai solo perché attaccavano i manifesti. Posso capire la subalternità al “gentismo”dilagante, ma non immaginavo che chi sostiene lo Ius Soli, e dice temere il familismo, teorizzasse l’ingiuria del sangue. Cioè l’eliminazione della progenie. Ma allora quello che hanno in mente gli indignados è “Game of Thrones” non “Dinasty”. Un lungo fantasy di guerre e scannamenti in cui la stirpe è una scusa per farsi spazio. Adattato a scenari più mediterranei e meno nobili, il Trono di Spade alle vongole delle correnti del PD c’è da un po’ e ci ha regalato ben due De Magistris.
Capisco certo giornalismo senza argomenti né pensiero, ma i giovani che si dicono democratici evitino almeno l’eredità noiosissima dell’ipocrisia di partito.
Io ho ascoltato Piero De Luca solo ad un convegno. Mi è parso un giovane (appunto) molto preparato. Ha raccontato l’Europa delle regole, entrando con competenza ed esempi chiari, nei meriti e demeriti della legislazione e della giurisprudenza comunitaria. Come ho sentito fare a pochi. Sono competenze importanti per chi non veda la politica come slogan. Altrimenti “la militanza e i manifesti” is the new “chiacchiere e distintivo”.
Oggi un partito che serve a qualcosa è quello che cerca e crea competenze forti, non quello che  ha paura delle ombre.
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