Decreto Sud: tutto tranne la comunicazione. Refuso o scelta?

4 luglio 2017

Tutto tranne che la comunicazione.

E’ il rischio serio che potrebbe contenere il nuovo DL Sud che mette in moto una cifra a nove zeri per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità dei giovani. Fino a 40.000 Euro a testa, per gli under 35, che decidono di crearsi un lavoro. I soldi, che sono in parte (35%) a fondo perduto, possono essere utilizzati, quasi, per qualunque tipo di “scommessa” su se stessi. Quasi, perché il settore della comunicazione sembra essere escluso dal programma “Resto al Sud”. La norma, per carità, è ambigua. Questione di virgole e di concordanze. Ma ad una interpretazione “stringente”, la comunicazione potrebbe non essere né un settore di quelli su cui poter investire per la nuova attività di autoimpiego, né un “cliente” con cui le nuove imprese nasciture possono spendere i soldi messi a disposizione dallo Stato tramite Invitalia.

Andiamo con ordine. Le attività imprenditoriali ammesse al finanziamento sono, testualmente, quelle “relative a produzione di beni nei settori dell’artigianato e dell’industria, ovvero relativi alla fornitura di servizi”. Il senso non è chiarissimo, soprattutto sulla possibilità che la fornitura di servizi rientri nelle attività finanziabili. Letteralmente il testo sembrerebbe vietarlo, estendendo la finanziabilità solo alla “produzione di beni relativi alla fornitura di servizi”. Definizione che avrebbe però poco senso. Cos’è un bene relativo alla fornitura di servizi che non sia già un bene “industriale”?

I servizi, oggi, sono sostanzialmente servizi che viaggiano sulle reti informatiche, oltre che sul valore umano e sul lavoro intellettuale e creativo. Ma tutto ciò che attiene alle reti, all’ICT, insomma all’hardware dei servizi, è prima già passato per una industria che lo ha prodotto. Anche il codice di una App rientra pienamente nella definizione di “industriale”. Tuttavia, l’interpretazione letterale non lascia scampo. I “nuovi lavori” non possono produrre servizi. No guide turistiche, no pulizie delle spiagge, no ristoranti o attività turistiche. E no comunicazione, a meno di non voler costringere i giovani aspiranti comunicatori a “celare”, con un escamotage, l’erogazione di un servizio attraverso la produzione di un bene (ad esempio, incentrando l’attività sulla costruzione di una piattaforma più che la sua gestione).

Ma c’è di più. Anche la parte che delinea le spese ammissibili, per i soggetti che avranno avuto l’ok al finanziamento, sembrerebbe escludere l’acquisto di attività connesse con comunicazione e marketing. Le risorse disponibili, infatti, non si possono spendere per “spese relative alla progettazione, alle consulenze e all’erogazione degli emolumenti ai dipendenti delle imprese individuali e delle società, nonché agli organi di gestione e di controllo delle società stesse”. Anche qui, questione di virgole. La progettazione di cosa? Dell’impresa? O qualunque progettazione? Le consulenze, quali? Tutte o solo quelle “ai dipendenti delle imprese” stesse? Anche in questo caso l’interpretazione restrittiva segna un confine netto. Con i soldi messi a disposizione, i giovani non potranno farsi fare un piano di marketing, un piano di comunicazione, un’analisi di mercato o pagare una persona che segua la parte regolatoria e di public affairs.

Dopodiché oltre il danno anche la beffa, per i comunicatori. Il Decreto prevede che è possibile per i giovani che accetteranno la scommessa di “Resto al Sud” avere delle consulenze. Le “possono” erogare le Università e le pubbliche amministrazioni. Gratis e senza ulteriori oneri per la finanza pubblica. Anche qui la conferma dell’idea che comunicazione, marketing e Public Affairs sono attività che non creano valore e che non valgono tanto che possono essere erogate a prezzo zero e a costo zero.

Le due questioni vanno chiarite, al di là delle minutaglie interpretative. Innanzitutto, non si può escludere da una misura che punta a creare lavoro tutto il mondo dei servizi, men che meno quelli che si occupano di comunicazione, che è uno dei settori in cui c’è più bisogno di innovazione e di sostegno alle nuove iniziative: le uniche che possono creare davvero nuova occupazione.

Dopodichè sarebbe paradossale che al dato sulla “mortalità infantile” delle startup italiane (la più alta d’occidente) si risponda negando ad attività analitiche, progettuali, di comprensione del quadro e di penetrazione commerciale la dignità di investimento che crea valore. Sono certo che i paletti così stretti siano dettati dalla necessità di limitare frodi che si ritengono più agevoli in settori a maggior tasso di lavoro intellettuale. E che per le startup innovative c’è già Industria 4.0. Ma è un errore. Se le imprese, soprattutto quelle giovani, non indovinano i target di mercato e le conseguenti campagne di marketing e comunicazione e se non svolgono bene una analisi dei fenomeni sociali, politici, legali, economici ed ambientali in cui intendono incardinare la propria attività, è molto probabile che falliscano. Ed è possibile che su questi task non ci siano competenze “interne”. Non finanziarne l’acquisizione può significare condannare a morte molte delle attività che tanti giovani sono pronti ad intraprendere, facendo quindi fallire le stesse buone intenzioni del programma “Resto al Sud”.

Per questo serve una riflessione urgente ed un intervento del Senato, in fase di conversione del Decreto, che corregga una evidente stortura, restituendo al mondo della comunicazione, del marketing e del public affair, il ruolo che merita nella costruzione del Sistema Italia oltre che nella valutazione e nella definizione di un progetto di lancio di un nuovo progetto di business. Un ruolo fondamentale che non può essere messo da parte né per pregiudizio, né per sottovalutazione, né a causa di un drafting poco attento. Un paese senza imprese che comunicano o che pensa di rilanciare l’economia con imprese che non comunicano bene è un paese destinato a perdere la sfida della competizione globale, a rinunciare alla conquista di nuove quote di mercato e, più in generale, a mancare il treno della ripresa.

 

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Un commento su “Decreto Sud: tutto tranne la comunicazione. Refuso o scelta?
  1. Jordanus Brunus Nolanus ha detto:

    Molto interessante. Bravo antò

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