Après Macron. Il PD funzionerà?

8 maggio 2017

Piuttosto che suddividere posticini tra le complesse alchimie geografiche, correntizie e d’età la Direzione Nazionale del PD dovrebbe studiare (anche col libro di Zanon) come ha fatto Macron col movimento En Marche! a conquistare il 65% dei francesi senza un partito.

Perché è da lì che ri-partirà la seconda Grand Marche di giugno per portare il Parlamento all’altezza della sfida del Presidente. Non è questione di slogan, né di programmi, ma di chiarezza su pochi indirizzi fondamentali (Europa, apertura, crescita e riforme).

L’organizzazione, come la comunicazione, è politica. Altro che guru: un gran numero di volontari s’è messo in ascolto (per fortuna senza torbide sedi di partito) da mesi e poi ha lavorato sui dati raccolti (le numerique, cioè il digitale è stata una delle chiavi della campagna nda).

Così ha potuto mettersi “in cammino”. Non un riciclaggio di stanchi apparati, ma forze nuove, professionali e sociali, giovani e persone competenti messe in campo senza dover rispettare alcuna alchimia e nessun capo-bastone.

E da noi? Il PD cambierà qualcosa? Giusto coordinare ad esempio il rapporto tra partito e governo, ma non deve essere un gioco delle parti. Piuttosto è una occasione perché il PD metta in campo interessi e cittadini ascoltandoli. Obbiettivo: aiutare il governo e fare meglio e di più e riprendere contatto con la parte più dinamica del paese.

Occorrono indirizzi politici e culturali chiari nel solco del riformismo europeo La lotta contro il populismo, l’estremismo, la sfiducia ed il catastrofismo non è fatta solo di smentite anti-fake, ma di una cultura critica, razionale, positiva e costruttiva. Non tanto più web, ma web migliore e più capacità critica, più creatività e più rigore nella diffusione delle idee.

Il digitale valorizza l’economia ed è la strada per creare nuove professioni in luogo di quelle che la digitalizzazione distrugge: i democratici sanno come? Gli elettori del PD conoscono esempi costruttivi e buone pratiche? Gli insegnanti e le imprese che si sforzano di attuare l’alternanza scuola-lavoro vengono valorizzati? Il giornalista collettivo non ha interesse a far nulla di tutto ciò: è schiavo del framework della disperazione giustizialista e populista. Irresponsabili e gangbank hanno preso il posto di kasta e vaffa.

Sanno parlare solo di corruzione, di trame, di intrighi; esaltano gli stregoni del NO e non sanno verificare nulla. Sul web si amplifica questa brutta cornice.

Ma per fortuna ora prendono la parola anche gli scienziati e i ricercatori, i divulgatori e poi le imprese, professionisti, giovani che ci provano. Non sono fonti ed argomenti pro-governo ma pro-realtà. Il lavoro politico ed il volontariato non possono essere un volantinaggio con altri mezzi, ma sapere critico e governo di tutti gli strumenti per l’impegno, interazione.

Infine ci vuole il cuore: lavoro, casa e mamme hanno senso se c’è lavoro e dunque imprese; se ci sono case accessibili e dunque anche cedibili; mamma si può essere meglio anche con un bonus (questione di soldi). Ma al cuore si parla con la dignità e l’apporto delle donne ovunque ed in qualunque funzione.

Il lavoro non è più un diritto a prescindere, ma un’opportunità dinamica per la quale ci si deve formare ed essere riconosciuti, e il lavoro non esiste senza l’impresa, e senza crescita ed innovazione. La casa deve poter essere anche difesa, condivisa, migliorata, ma anche messa a valore e ceduta, senza essere strumentalizzata.

Per muoversi bene nella società della complessità e dell’informazione, non basta il maquillage, bisogna studiare e saperne di più per ottenere risultati.

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